Ognuno di noi ha sicuramente un’idea filosofica personale della felicità, avere l’amore, la salute , i soldi o tutto insieme ed altro ancora ; nella Costituzione Americana (4 luglio 1776) è sancito esplicitamente il “diritto allE felicità” per tutti gli uomini, direi non rispettato, né in America né altrove.
Il mio campo di interesse ovviamente è riferito agli Animali, ho quindi iniziato a riflettere sulla felicità degli Animali. Ho scelto la definizione di Hughes , per iniziare :
“La felicità è uno stato di salute completa, sia fisica che mentale, in cui l’animale è in armonia con il suo ambiente”. Nell’idea di felicità direi basilare sono quindi compresi : la salute e l’inserimento in un ambiente, che spesso non è quello “naturale” ma quello artificiale delle nostre case.

Fattori che compongono la felicità (degli animali)

  • Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione
  • Vivere in un ambiente adeguato, con un riparo ed una zona di riposo
  • Ricevere adeguate cure per il dolore, ferite, malattie sia con la prevenzione che con i trattamenti medici
  • Poter esprimere le caratteristiche comportamentali specie-specifiche (spazi, strutture, compagnia di co-specifici)
  • Libertà dalla paura e dal disagio
  • Avere gli strumenti per vivere nella società umana (socializzazione con co-specifici, con animali di altre specie, con gli umani di tutti i tipi, generi, colori, vestiti in ogni modo possibile e di qualunque età)

I punti elencati potrebbero sembrare ovvi ma nel corso della mia professione ho potuto vedere che non è così, talvolta per pregiudizi e credenze popolari (i gatti hanno 7 vite… e magari dico io , una settimana fa è morta di leucemia la mia gatta di un anno e ½) ; per sbagliate motivazioni nell’adozione di un animale ( i cuccioli di razza come i Dalmata o i Border Collie scelti sull’onda della pubblicità o di film); per semplice ignoranza .

Fra tutti l’ultimo punto è fondamentale , l’istruzione (dal latino instruere – dare gli strumenti) : gli Animali hanno un loro mondo percettivo ed a quello sono riferiti i loro comportamenti, se noi vogliamo inserirli in un mondo meno naturale che è il nostro dobbiamo insegnare loro come ci si comporta. Dobbiamo operare una mediazione fra i loro comportamenti naturali e il nostro galateo, inventare un comune linguaggio che ci consenta di vivere con i nostri animali dentro la nostra famiglia. Non mi stupisco nè mi scandalizzo del considerare gli animali come nostri figli, moralmente, non certo rendendoli privi della loro animalità, ma vorrei dare spunti di riflessione che possano veramente far conoscere chi sono gli animali che sempre di più vivono con noi.

Dott.ssa Liana Quilici

Prodotti: salute del gatto

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